Sabato 31 Luglio 2010   ore 12:34

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Martiri delle foibe: una polemica squallida

San Donà di Piave 30/01/2006

Cercare forzatamente di innescare la polemica su chi faccia più compassione tra le vittime del nazismo e gli infoibati dalmati, per stabilire arbitrariamente chi meriti di essere ricordato e chi no, è indice di grande povertà intellettuale, opera di chi, avendo ormai perduto ogni riferimento storico e politico, si aggrappa a qualsiasi relitto per poter stare un altro po' a galla. Nessuno, con un briciolo di onestà intellettuale, può oggi seriamente discutere se sia legitimo o meno dedicare una via ai martiri delle foibe, perché si tratta di un'atroce realtà storica, che non può e non deve essere dimenticata. Ragionare diversamente sarebbe semplicemente ridicolo come, ad esempio, riflettere se sia "più martire" Giacomo Matteotti o ciascuno dei 12 carabinieri macellati dai titini a Malga Bala il 23 marzo 1944; Anna Frank o i partigiani della Osoppo trucidati a Porzus.
I morti assassinati non sono di serie A e serie B, come ritiene ancora la sinistra più vieta e retrograda.
Non si fanno "classifiche" tra le vittime dei lager e quelle dei gulag, a meno che non lo si faccia ad arte per mendicare un po' di visibilità sulla stampa ed incitare a bella posta i soliti imbecilli esagitati.
Gli assurdi discorsi della scorsa settimana celano forse un pensiero aberrante: magari i dalmati se lo sono meritato...

Avv. Alberto Teso

 
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