Cercare
forzatamente di innescare la polemica
su chi faccia più compassione tra le vittime
del nazismo e gli infoibati dalmati, per
stabilire arbitrariamente chi meriti di
essere ricordato e chi no, è indice di
grande povertà intellettuale, opera di
chi, avendo ormai perduto ogni riferimento
storico e politico, si aggrappa a qualsiasi
relitto per poter stare un altro po' a
galla. Nessuno, con un briciolo di onestà
intellettuale, può oggi seriamente discutere
se sia legitimo o meno dedicare una via
ai martiri delle foibe, perché si tratta
di un'atroce realtà storica, che non può
e non deve essere dimenticata. Ragionare
diversamente sarebbe semplicemente ridicolo
come, ad esempio, riflettere se sia "più
martire" Giacomo Matteotti o ciascuno
dei 12 carabinieri macellati dai titini
a Malga Bala il 23 marzo 1944; Anna Frank
o i partigiani della Osoppo trucidati
a Porzus.
I morti assassinati non sono di serie A e
serie B, come ritiene ancora la sinistra
più vieta e retrograda.
Non si fanno "classifiche" tra le vittime
dei lager e quelle dei gulag, a meno che
non lo si faccia ad arte per mendicare un
po' di visibilità sulla stampa ed incitare
a bella posta i soliti imbecilli
esagitati.
Gli assurdi discorsi della scorsa
settimana celano forse un pensiero
aberrante: magari i dalmati se lo sono
meritato...
Avv. Alberto Teso