“NON DOBBIAMO DIMENTICARE CHE LA MORALE
DELL’ISTITUZIONE FAMILIARE è il fondamento
DELLA STRUTTURA SOCIALE.
All’Occidente sono occorsi secoli per uscire
dal medioevo, e cioè per maturare una morale
ed un diritto di famiglia omogenei nel mondo occidentale.
Caduta Roma, nacque la formula della professio,
e cioè negli atti pubblici ognuno doveva
dichiarare: ego qui ex natione mea ex lege vivere...(
Romanorum o Longobadorum o Gotorum o Graecorum
...etc).” ed a secondo di tale dichiarazione
venivano regolati la morale ed i diritti civili
e patrimoniali della famiglia.
L’UMANESIMO DI VENEZIA E DEI PRINCIPATI
ITALIANI dette origine all’unificazione
del diritto di famiglia come fondamento al RINASCIMENTO
DELL’ITALIA, DELL’EUROPA, DEL MONDO
OCCIDENTALE. Oggi sarebbe contrario al riconoscimento
del primato del fattore umano (cioè all’umanesimo
occidentale) fondarsi su impegni formali individuali,
fossero anche giuramenti, se prestati come condizione
determinate per ottenere i diritti civili senza
prima aver dimostrato di praticare di fatto gli
OBBLIGHI FAMILIARI PROPRI DEGLI OCCIDENTALI. Ne
discende che gli immigrati non debbono necessariamente
diventare italiani, ma, se lo aspirano, debbono
prima aver educato la loro famiglia secondo i
costumi occidentali. IN ALTRE PAROLE nessuno può
AMMETTERE CHE IN OCCIDENTE, ANCHE SOLO DI FATTO,
ABBIANO CITTADINANZA PLURIMI DIRITTI DI FAMIGLIA;
perché questo significherebbe voler tornare
al caos del diritto dei secoli bui,quelli che
precedettero l’anno mille, quel periodo
in cui l’Occidente fu sul punto di essere
sopraffatto dalla cultura islamica; e Lepanto
ci riscattò poche centinaia, e non migliaia,
di anni fa.
NON SEMBRI UN’ARGOMENTAZIONE PARANOICA:
difatti non è un caso che Bin Laden abbia
accomunato Bush, Benedetto XVI e LA PROMESSA del
loro Profeta di sottomettere ROMA, come obiettivi
strategici della loro guerra santa.”
Questo nostro motivato appello, di non affidarsi
alle parole, ed invece verificare, soprattutto,
i comportamenti,praticati per anni, nella sua
Famiglia e nella nostra Società, da chi,
provenendo da altra cultura, aspira alla cittadinanza
italiana, ha trovato ferma e soddisfacente risposta
nella
RISOLUZIONE dell’ASSEMBLEA NAZIONALE di
A.N. del 7-8 Ottobre 2006,
che, a pag. 9 del documento approvato, afferma,
in particolare, che
“...il vero problema riguarda la verifica
della reale volontà di chi vuol diventare
cittadino. La cittadinanza rappresenta una scelta,
non un diritto da concedere in ogni caso. Non
basta la conoscenza della lingua e delle leggi.
Condizione preliminare da accertare, per la concessione
della cittadinanza è la verifica di una
sincera adesione ai nostri valori e alle nostre
regole. Pensiamo alla discriminazione delle donne,
alla poligamia, ad altri aspetti che caratterizzano
alcuni popoli. Si tratta di scelte non compatibili
con la nostra cultura. Pertanto le procedure vanno
riviste per rendere più attente e puntuali
le verifiche sui comportamenti e sulle scelte
valoriali. Entrare a far parte di una Nazione
vuol dire accettare doveri non solo rivendicare
diritti. Ovviamente, la cittadinanza concessa
potrà essere revocata in presenza di violazioni
degli impegni assunti da chi la ha acquisita....”