Outlet di Noventa: perché continuiamo a dire
NO!
È da oltre due anni che come Circolo di
Alleanza Nazionale facciamo quello che possiamo
contro l’Outlet di Noventa. A parte il ricorso
al Tar presentato dalla “concorrenza”
di Roncade e dall’Associazione Commercianti,
siamo stati l’unica formazione politica
a fare qualcosa per tentare di ostacolare il cammino
di questa struttura (cito il ricorso al Difensore
Civico Regionale del giugno 2006: la VIA dovrà
avere ad oggetto anche ogni successivo ampliamento
e tutte le aree, anche “non commerciali”,
come i magazzini ecc.).
Non sarà molto, ma al confronto di chi
non ha fatto nulla e poi si lamenta, mi pare comunque
una cosa molto significativa…
Nel merito, vorrei precisare che la battaglia
ha una duplice motivazione.
Una “locale”: cerchiamo di salvare
i nostri centri storici. Attenzione: non i commercianti,
che devono fare la loro parte e tutelare da sé
le proprie attività imprenditoriali (e
forse se si fossero svegliati prima, ora parleremo
d’altro…), ma le nostre città,
luoghi dell’anima contrapposti a “non
luoghi” privi d’anima e di umanità.
La seconda motivazione è quella più
delicata e che, forse, farà sorridere.
È una ragione etica (o ideologica: il termine
non mi fa paura).
Ed è proprio sotto tale ultimo profilo
che trovo “assordante” il silenzio
dei partiti di sinistra o, addirittura, la “connivenza”
dell’amministrazione di Noventa di Piave
(sempre di sinistra).
In fondo “NO LOGO” non lo ha scritto
un conservatore e la dittatura delle multinazionali
profetizzata da Jacques Attali non può
certo essere ascritta ad un autore di “destra”.
Un Outlet è una moderna cattedrale del
consumismo, dove noi e, soprattutto, i nostri
ragazzi, andremo a sperperare lo stipendio per
un capo firmato!
L’etica dell’apparire ha ormai stracciato
non solo quella dell’essere, ma persino
quella dell’avere!
Tutto, infatti, è finalizzato ad acquistare
un prodotto non per la qualità intrinseca
dello stesso, ma per la marca che reca all’esterno.
Non sta a me citare la distinzione marxista tra
“valore di scambio” e “valore
d’uso”: quel che è strano,
è che sia solo un gruppo di destra a protestare
contro lo scadimento dei nostri valori e l’impulso
che il territorio sta dando a questo modo di intendere
la vita.
Dovrebbe essere anche una battaglia di chi, una
volta, aveva il coraggio di chiamarsi “comunista”…
Oppure no?
Certo, non sarà l’Outlet di Noventa
a cambiare l’approccio valoriale della nostra
gente ma (come per il discorso sulle prostitute)
è l’offerta a creare la domanda.
Saranno baggianate per chi, ormai, ha superato
tutti i confini ideologici, ma a me sembra una
battaglia degna di essere combattuta.
È persa fin dall’inizio? Non ci hanno
mai spaventato le battaglie senza speranza…
Circolo AN Gabriele d’Annunzio
Avv. Alberto Teso